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Intervista con Maria Cristina Strocchi, psicoterapeuta e co-autrice di Come liberarsi della dipendenza affettiva in 5 mosse, un libro scritto a sei mani, che spiega come smascherare e prendere le distanze dai manipolatori affettivi

Come liberarsi della dipendenza affettiva in 5 mosse, il libro

Gli inglesi la chiamano love addiction un termine che identifica una relazione di coppia tossica, autodistruttiva ed altamente insoddisfacente dalla quale, tuttavia, le persone coinvolte non riescono a sganciarsi. La letteratura evidenzia come le vittime sono nella maggior parte dei casi donne, con un’età variabile dalla prima adultità (20-26 anni) fino al raggiungimento dell’età pienamente adulta (oltre i 50). Chi ne soffre tende a legarsi a uomini o donne sfuggenti, anaffettivi, ambivalenti, ai quali si chiedono attenzioni e conferme pur sapendo che non sono intenzionati a darle.

L’idea di fondo di queste persone è di non essere in grado di vivere da sole, in totale autonomia, perché non pensano di poter fronteggiare gli eventi che la vita pone loro davanti

commenta la Dott.ssa Maria Cristina Strocchi, psicoterapeuta a indirizzo cognitivo comportamentale e co-autrice del libro Come liberarsi dalla dipendenza affettiva in 5 mosse  (ed. Il Punto d’Incontro) un pratico manuale di self-help che fa luce su questo fenomeno.

Insieme all’esperta cerchiamo di capire meglio le sue dinamiche e come uscirne.

La nostra intervista a Maria Cristina Strocchi, psicoterapeuta

Cosa si intende per dipendenza affettiva?

E’ una delle tante forme di dipendenza come può essere da droga, da alcol, da lavoro e da shopping. La differenza, in questo caso, consiste nel riferirsi a una persona che diventa l’unica ragione di vita, una vera e propria ossessione. La vittima fa di tutto per compiacere l’altro e sentirsi apprezzata, ma lo sforzo sembra non essere mai abbastanza e cela sempre un senso di frustrazione.

Chi sono le persone maggiormente predisposte e quali sono le cause?

Come spesso accade, le cause vanno ricercate nell’infanzia. Sia la vittima che l’altra persona, chiamata dominatore o dominatrice, da bambini non hanno ricevuto una soddisfacente quantità di amore, attenzione, gratificazione, comprensione, sostegno nelle difficoltà, dialogo e ascolto da parte dei genitori. La frustrazione di questi bisogni primari li ha resi adulti con grandi problemi di autostima.

Si tratta, in sostanza, di uomini e donne che nelle relazioni applicano uno schema disfunzionale, che può portarli ad essere vittima e, quindi, a trovare una persona che confermi il loro non valore, oppure a passare dalla parte opposta e cercare di dominare per sancire il proprio potere. In sostanza, la causa del problema è la stessa ma la manifestazione può essere opposta e, in alcuni casi, invertirsi nell’arco della storia perché entrambi sono intrappolati nella “danza della dipendenza”.

Quali sono le caratteristiche della “danza della dipendenza”?

Come in ogni danza che si rispetti ci sono dei rituali e i protagonisti hanno ruoli ben definiti: la persona che domina tende a presentarsi nel migliore dei modi e ad intercettare qualcuno in difficoltà, nei confronti del quale assume il ruolo di “salvatore”. Una volta individuata e agganciata la vittima, ecco che inizia la danza: il dominatore diventa immotivatamente geloso, irascibile, svaluta la vittima, il suo lavoro, i suoi hobby, i suoi amici.

La vittima, in genere una persona insicura e bisognosa di affetto, inizialmente pensa di aver trovato un porto sicuro ma poi inizia a isolarsi e star male. Nei casi più gravi manifesta sintomi di ansiaattacchi di panico, disturbi del sonno, del comportamento alimentare e apatia. Succede però che, ad un certo punto, la vittima decida di ribellarsi perché il malessere è talmente forte da indurla a lasciare il suo persecutore. In questo caso bisogna essere cauti perché la reazione di chi viene lasciato potrebbe essere violenta.

Qual è il modo corretto per liberarsi dalla dipendenza affettiva?

Il primo passo consiste nel riconoscersi vittime di una dipendenza e comprendere che il problema sta nella relazione e non in sé stessi. E’ fondamentale non negare il problema per paura, vergogna e senso di colpa, perché spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi vittima, si tende a non  riconoscersi in pericolo sottovalutando il rischio e favorendo così l’autore. Come seconda mossa consiglio di lasciarsi nel migliore dei modi possibile, senza creare ulteriori danni col dominatore. Trattandosi di casi obiettivamente difficili, è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta che saprà dare suggerimenti utili per chiudere la relazione. A questo punto è fondamentale recuperare l’autostima.

Nel libro ci sono consigli ed esercizi pratici che insegnano quali sono i diritti affermativi e universali di ogni essere umano. Il quarto e il quinto passo consistono rispettivamente nell’accettare, gestire e comunicare correttamente le proprie emozioni ed esprimere i propri bisogni e necessità per difendersi dalla prepotenza altrui. Anche in questo caso, il lettore viene guidato verso il cambiamento tramite una serie di esempi ed esercitazioni.

(Fonte articolo: pianetadonna.it)

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Sembra ormai lontano il tempo in cui una stretta di mano e una passeggiata potevano essere il preludio di una conoscenza, contatti diretti che offrivano centinaia di opzioni all’incontro e anche se deludenti erano vissuti in prima persona.
Oggi ci si innamora via etere. Ci si può davvero fidare di un complimento virtuale e innamorarsi perdutamente? Ne parlo con la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa, psicoterapeuta e criminologa clinica.

(Articolo a cura di Stefania Zilio, clicca QUI per scaricare il pdf)

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Ci sono giorni in cui tocchiamo il cielo con un dito, altri che vorremmo dormire sempre.
Che cosa succede al nostro corpo, perchè l’asticella dell’umore è su di giri e poi cade sotto tono in un attimo?
Che conseguenze ha l’umore nella nostra vita?

Approfondisco l’argomento con la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa e psicoterapeuta.

(Articolo a cura di Stefania Zilio, clicca QUI per scaricare il pdf).

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Ci sono moltissimi segnali che non vogliamo sentire, eppure siamo macchine perfette noi umani, dobbiamo solo imparare ad ascoltarci di più.
Quante volte ci sentiamo a pezzi perchè è finito un amore o al contrario ci sentiamo benissimo se ne stiamo vivendo uno meraviglioso? Segnali che il nostro corpo ci trasmette senza rendercene conto.

Approfondisco l’argomento con la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa e psicoterapeuta.

(Articolo a cura di Stefania Zilio, clicca QUI per scaricare il pdf)

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“E adesso che cosa farò, non ho più nessuno su cui contare!”
“Solo con lui io sono qualcuno!”
“Mi sento una sfigata, nessuno mi vuole!”
“Per fortuna c’è lui altrimenti sarei perduta!”
Quante volte abbiamo sentito queste frasi nel corso della nostra vita, magari le abbiamo pronunciate anche noi alla fine di una storia d’amore, all’interno di una storia d’amore o ancor peggio dopo anni di vita da single.
Si chiama dipendenza affettiva ma si può superare.
Ne parlo con la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa, psicoterapeuta e criminologa clinica.

(Articolo a cura di Stefania Zilio, clicca QUI per scaricare il pdf)

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Di resilienza ne abbiamo sentito parlare, ma abbiamo capito che cos’è? La psicologia ha iniziato a studiare questa nuova forma di essere necessaria nella vita di ogni persona se non vuole sentirsi uno sconfitto. Nel corso dell’ esistenza, a qualsiasi età, possiamo subire dei lutti emotivi, perdite, abbandoni, ansie e paure, tutti sentimenti che mettono alla prova la nostra capacità di reazione, di tenacia e di sforzo emotivo. Non esiste una persona più brava di un’altra per farcela, esiste una capacità di fronteggiare in modo positivo ogni ostacolo che si presenta. Scopriamo assieme alla dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa e psicoterapeuta come sviluppare queste capacità.

Chi sono le persone resilienti?

Sono persone che difronte alle circostanze avverse riescono a superarle dando un nuovo volto alla propria esistenza e raggiungendo anche contro ogni previsione obiettivi importanti.

Può essere definita anche forza di volontà?

Non direi nel senso stretto del termine. La forza di volontà l’abbiamo ogni giorno ognuno di noi in diversi ambiti, per esempio, una mamma che si alza un’ora prima per preparare la colazione ai figli anche se potrebbe dormire di più, è spinta da una forza di volontà. Come durante una dieta l’evitare di sgarrare è sostenuto dalla forza di volontà. Ed esempi come questi ne potremmo fare a iosa. E’ presente insomma all’inizio di una meta, ne siamo provvisti quasi involontariamente. La resilienza invece giunge durante il percorso, quando nel conseguimento dell’obiettivo trovi paletti, freni, no ripetuti, interruzioni, stress, contrattempi. Devi avere resilienza per superare gli imprevisti o dopo aver ricevuto l’ennesima batosta, quando cadendo ti fai forza e ti rialzi, magari per la centesima volta.

La resilienza può arrivare da un incentivo esterno?

No, anche se può dare frutti a breve termine. Perché la resilienza abbia un valore deve partire da noi stessi, da dentro di noi cercando di allenare le nostre forze interiori, fidandoci di chi siamo e del nostro potenziale. Non esiste una persona nata per avere successo, esistono impegno , credo, costanza e sacrificio.

Se credo di avere un talento e non riesco ad arrivare al successo come devo fare?

Non aver paura di fallire è la prima regola, dobbiamo continuare a sforzarci di raggiungere ciò che ci siamo prefissati. Se una persona ha un talento non è scontato che abbia successo ai primi risultati positivi, possono sopraggiungere degli ostacoli, se si abbatte perde resilienza e fallisce inevitabilmente. La capacità sta nel valutare l’ostacolo che si è presentato, capire quale lezione mi sta insegnando, dove sto sbagliando e correggere il tiro come si dice, non certo abbandonare. Non dobbiamo mai lasciarci sconfiggere dal pessimismo, dalle credenze fasulle che la nostra mente produce, per esempio di non essere in grado di farcela perché ci sono altri migliori di noi.

Mi fa un esempio concreto su come superare un ostacolo?

Proviamo a farci sempre questa domanda : “ Che cosa c’è di buono in quello che mi sta succedendo?” Può apparire banale, ma provate a farlo e vedrete i risultati.

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La nostra mente è davvero incredibile, è capace di scindere e scegliere tra un comportamento malsano e uno sano, ma spesso è attratto proprio da quello che gli fa più male.
Tutti sanno che i narcisi sono persone egocentriche, manipolatori, sfruttatori e arroganti, eppure ci affascinano da morire.
Perchè siamo così incoerenti con noi stessi? Ne parlo con la dottoressa Maria Cristina Strocchi, psicologa, psicoterapeuta e criminologa clinica.

(Articolo a cura di Stefania Zilio, clicca QUI per scaricare il pdf)

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