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E’ possibile provare un sentimento di tale portata per un umano? Credo che per arrivare al nocciolo basti una sola parola: innamoramento. In questo lasso di tempo la coppia si ama incondizionatamente, dona tutto all’altro e prova delle emozioni fortissime. Questo primo stadio meraviglioso dell’amore spiega, secondo me, il significato di amore incondizionato. Per gli umano è raro che si protragga a lungo, si può trasformare in qualcosa di diverso, ma non sarà mai lo stesso dell’inizio. Con un animale, con un cucciolo di cane per esempio questo non accade, quell’innamoramento durerà per sempre. Ne parlo con la dottoressa psicologa e psicoterapeuta Maria Cristina Strocchi di Vicenza.

Molti preferiscono un cane ad una persona, sono in pericolo le relazioni umane?

No, non sono in pericolo, piuttosto sembra che siano sempre più complesse.
Con le persone ti devi misurare, con un animale no. La scelta di avere un cane porta moltissimi benefici, in primis il suo amore incondizionato: puoi essere ricco o povero, bello o brutto, triste o allegro lui ti ama per quello che sei e questo è vero amore. Un cane supera un’altra barriera che pare sia accentuata nella nostra cultura, sto parlando del contrasto fisico: Le persone si abbracciano poco, hanno paura di essere toccate e i rari momenti in cui avviene è nell’intimità. Se fossimo a conoscenza dei vantaggi psicofisici dell’abbraccio ne gioveremmo tutti: Ecco perché il cane riesce a superare anche questi blocchi che invece riserviamo ai nostri simili.

Quali sono i vantaggi dell’abbraccio?

Innanzitutto viene eccitata l’ossitocina e quindi la persona aumenta la sua energia vitale, toglie il senso di frustrazione che la vita nella società attuale spesso causa per la difficoltà dei rapporti interpersonali, scarica quindi lo stress e l’ansia, rafforza l’autostima perché la persona si sente amata, libera la doparmina e la serotonina che sono i neurotrasmettitori del benessere, permette di affrontare il dolore e di comunicare le emozioni, migliora il sistema immunitario. Direi che è sufficiente, che ne dite?

Ne deduco che la pet therapy sia la soluzione di molti problemi affettivi

La pet therapy che letteralmente significa “terapia dell’animale da affezione” sfrutta gli effetti positivi che derivano dalla vicinanza di un animale ad una persona. La sintonia che si instaura nel rapporto stimola l’attivazione emozionale e offre l’opportunità di aprirsi ad esperienze uniche. Il cane, in questo caso come ho già detto, non giudica, non ti rifiuta mai, egli si dona totalmente e si aspetta solo di essere amato, nulla di più. Quanti sono i sorrisi che un cucciolo ruba ad un bambino, ad un anziano o ad un malato? Non essendoci pregiudizi l’autostima aumenta e questa compagnia ha effetti positivi sull’ansia, rallenta il battito cardiaco, calano le paure.

Cosa cambia in un bambino che si approccia con un cucciolo di cane?

L’apprendimento all’educazione emotiva per esempio. Si crea una consapevolezza automatica e istintiva del rispetto, del donare amore e dell’imparare a prendersi curda di qualcuno diverso da te. Prenderlo in braccio, fargli carezze, portarlo a fare una passeggiata induce il bambino ad avere attenzione, contatto fisico e maturità emotiva.
Aumenta anche la capacità di osservazione, durante la passeggiata il bambino deve stare attento a tante cose: che cosa si ferma ad annusare, quale erba mangi, l’incontro con un altro simile, le auto, i bisogni, tutto contribuisce a rendere più responsabile il bambino delle sue azioni.
In conclusione, è l’amore la forza vitale che permette di continuare a vivere. La vita senza amore è respirare, non vivere.

 

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Cosa porta i giovanissimi a cercare prove per superare i limiti fino a provocarsi anche la morte?

L’adolescenza è un momento molto difficile della vita, fatto di cambiamenti a 360°. Si attraversano molte crisi: di identità, affettive, di valori, incertezze sul futuro che, se vogliamo proprio dire, non è molto roseo. Ovunque si parla di crisi di lavoro, di difficoltà per i giovani di trovare una professione a tempo indeterminato, paure per attacchi terroristici, difficoltà e crisi di coppia.
A questo si aggiungono le difficoltà familiari con un numero sempre maggiore di genitori separati, magari in conflitto tra di loro, poco dialogo nelle famiglie sia per le molte cose da fare per “mantenersi a galla” economicamente sia perché gli adulti sono presi dai social, da internet e cellulari.
Ed ecco la solitudine, la voglia di trasgredire, di mettersi alla prova per dimostrare a se stessi di essere qualcuno, di diventare protagonisti.
Ho chiesto a molti miei pazienti adolescenti se i loro genitori o insegnanti favoriscono il dialogo anche su questi temi così importanti. Mi è stato detto che i genitori a volte ne parlano ma gli insegnanti si limitano alle materie di studio. Finché anche i docenti ed il sistema scolastico non apriranno ai temi sociali e la considerazione dello studente come “essere umano e non come essere a cui dare un voto” non se ne verrà fuori.

La rete e i social, che ci rendono connessi ogni momento, non ci fanno sentire paradossalmente più soli e cosa modificano nella naturale propensione alla ribellione adolescenziale?

I social sono come una vetrina in cui la persona parla di sé e più facilmente diventa vittima di personaggi negativi che spiano le difficoltà altrui, sapendo poi manipolare le menti più fragili. Pochi si rendono conto che non sempre dietro ci sono persone buone o che comunque tutto ciò che scrivono o pubblicano rimane per sempre nel web. Quindi c’è sempre più solitudine, meno dialogo, meno rapporti umani profondi e molta apparenza, terreno fertile per la tristezza e il senso di vuoto nelle relazioni.