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Quando invece una persona lascia l’altra, iniziano i problemi. Quelle che hanno una reazione normale soffrono perché la perdita dell’ amato/a equivale a un lutto non sublimato, perché a differenza della perdita dovuta alla morte, l’altra continua a vivere la propria esistenza in modo indipendente. La puoi incontrare in qualunque momento, magari in compagnia di qualcun altro. Il dolore da distacco ha un suo corso che dura da 9 mesi ad un anno perché questo è il periodo che serve per rielaborare un lutto. In alcuni casi, e purtroppo questo fenomeno è in aumento perché la gente è sempre meno in grado di tollerare le frustrazioni nella moderna società, in particolar modo nel matrimonio, si assiste alla negazione del distacco con recriminazioni del tipo: “Non è possibile che non mi ami più…. abbiamo costruito una famiglia… possibile che hai dimenticato i momenti belli e le cose che abbiamo costruito insieme….se ti amo io così tanto, è impossibile che tu non provi più nulla per me”.

L’abbandonato inizia così a far sentire in colpa l’altro e spesso rincarano la dose i parenti e gli amici con frasi del tipo:”Poverino/a sta soffrendo tanto” -oppure- “non puoi buttare via così un matrimonio”. In realtà, perché il rapporto sia sano e soddisfacente l’amore deve essere reciproco, altrimenti si finisce irrimediabilmente per soffrire. E i figli? Qualcuno potrebbe obiettare che per i figli ci si deve sacrificare. Ma questi, anche se piccoli, soffrono quando vedono in famiglia indifferenza, ostilità più o meno mascherata o addirittura storie parallele dei propri genitori. Spesso, una volta diventati adulti, non si sposano o non convivono per paura di ritrovarsi come i loro genitori. D’altro canto, chi non accetta il distacco può arrivare allo stalking, a mettere in mezzo i figli e a protrarre la lotta e l’odio all’infinito dopo la separazione, creando dei veri e propri traumi alla prole.

La peggiore situazione è il tentativo di suicidio o il suicidio vero e proprio che è la forma estrema di ricatto morale e che trovo estremamente sbagliata. Altri preferiscono uccidere tutta la famiglia e poi suicidarsi anziché accettare e ripartire.

Con questo non voglio dire che alla prima difficoltà si debba mollare tutto. E’ necessario prendersi una pausa di riflessione per capire se è davvero finito il sentimento, ma se questo fosse vero è meglio soffrire un anno che tutta la vita.

 

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